saggi

Nothrop Frye | Sul linguaggio

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(Passi selezionati e tratti da N. Frye, The Great Code: the Bible and Literature 1982 (Il grande codice: la Bibbia e la letteratura, trad. Giovanni Rizzoni, Torino: Einaudi, 1986)

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Linguaggio I

Nell’Esodo (3.14), Dio, sebbene giunga a darsi un nome proprio, definisce se stesso (secondo la AV) come «Io sono ciò che sono», espressione che, come sanno gli studiosi, sarebbe più correttamente tradotta con «Io sarò ciò che io sarò». Se ne deduce che potremmo maggiormente avvicinarci al significato della parola «dio» nella Bibbia se la intendessimo come un verbo, e non un verbo che semplicemente asserisca un’esistenza, ma che indichi piuttosto un processo in via di svolgimento. Si configurerebbe così un tentativo di pensare una nostra via di ritorno a quella concezione del linguaggio in cui le parole sono parole di potenza, espressione di forza e di energia, piuttosto che mere analogie di corpi fisici. In qualche misura ciò significherebbe far ritorno al linguaggio metaforico delle comunità primitive, in sintonia con le nostre precedenti affermazioni sul ciclo del linguaggio e la parola «primitiva» mana. Ma il nostro tentativo si porrebbe pure su un piano di strana contemporaneità con la fisica posteinsteiniana, ove gli atomi e gli elettroni non sono più concepiti come delle cose, quanto piuttosto come tracce di processi. Dio può aver perduto la propria funzione di soggetto o oggetto d’un predicato, ma forse non è così morto da potersi ormai considerare sepolto in un linguaggio morto.
[pp. 39-40] Continue reading “Nothrop Frye | Sul linguaggio”