inediti

Rainer Maria Rilke | Erlebnis

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traduzione di Matilde Manara

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Um den 1. Februar 1913; ersch. in: Insel-Almanach auf das Jahr 1919, II in: R. M. Rilke, Briefe aus Muzot 1921 bis 1926, Insel-Verlag, Leipzig, 1935

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ERLEBNIS

I

Es mochte wenig mehr als ein Jahr her sein, als ihm im Garten des Schlosses, der sich den Hang ziemlich steil zum Meer hinunterzog, etwas Wunderliches widerfuhr. Seiner Gewohnheit nach mit einem Buch auf und ab gehend, war er darauf gekommen, sich in Continue reading “Rainer Maria Rilke | Erlebnis”

inediti

John Ashbery, The Recital

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traduzione di Matilde Manara

Ieri è morto John Ashbery. Per ricordarlo, ripubblichiamo la traduzione del testo The Recital di Matilde Manara.

da Three poems (1972)

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Va bene. Il problema è che non c’è un nuovo problema. Deve solo svegliarsi dal sonno dell’esser parte di qualche altro vecchio problema ed ecco che la sua nuova esistenza problematica avrà inizio, trascinandolo avanti in situazioni che non può affrontare, visto che nessuno lo riconosce e nemmeno lui riconosce se stesso o sa cosa egli sia. È come, all’inizio di una bella giornata, quando tutti gli uccelli cantano tra gli alberi, coglierne la gioia e l’entusiasmo mentre si dispiega, eppure anche il corso di ogni giorno, buono o cattivo, porta con sé difficoltà di ogni tipo, che avrebbero dovuto essere previste ma non lo sono state, cosicché alla fine sembra siano loro a soffocarlo, nella maestosità del tramonto o semplicemente in un’inerzia che si ispessisce poco a poco fino ad affondare in una piatta e amara oscurità. Continue reading “John Ashbery, The Recital”

inediti

John Ashbery, The Recital (ultima parte)

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traduzione di Matilde Manara

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da Three Poems (1972). Qui la seconda parte, qui la prima.
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I giorni volano via; non finiscono. Di notte la pioggia bersagliava il pianeta buio. Di mattina tutto era avvolto da falsi sorrisi e adulazione, ma la luce del giorno era uscita dal giorno e lo sapeva. Tutti i pini sembravano morire per un fungo misterioso. Non c’era nessuno di cui prendersi cura. Il cielo era ancora di quel blu stucchevole e nauseante, con il magro fiocco di cirro sul punto di sparire e materializzarsi su altre terre sconosciute, lontano da qui. Se soltanto, ci si diceva, se soltanto avessimo preso il coraggio delle nostre convinzioni invece di finire così, ma “gatto scottato teme l’acqua fredda”; avanziamo sulla nostra strada bisbigliando formule idiote per farci coraggio, rendendoci conto troppo tardi che d’improvviso il paesaggio non ha più senso; non solo hai fatto cattivo uso di certi precetti non destinati alla situazione in cui ti trovi, che è sempre una nuova e non può essere decodificata con l’aiuto di un corpus di principi morali prestabiliti, ma c’è persino da dubitare della nostra stessa esistenza. Continue reading “John Ashbery, The Recital (ultima parte)”