editi

Fabio Pusterla | Cenere, o terra

Vincent Ganivet

I testi che seguono sono tratti dalla nuova raccolta di Fabio Pusterla, Cenere, o terra, Marcos y Marcos, 2018.

*

Via Trinchese

*

Mite città del sud corsa dallo scirocco
luce quasi orientale strade bianche;
ma lungo via Trinchese il segno nero
orrido sopra il muro: «Pasolini
appeso». Pasolini chi, ci chiediamo,
Pierpaolo? Ma è già stato massacrato
in vita e in morte: adesso ancora
appeso? Vilipeso
quarant’anni più tardi?  E da chi?

O forse è un altro
Pasolini: il compagno più inviso,
un insegnante odiato o odioso,
un qualsiasi presunto nemico, un tifoso
da massacrare in sogno, da squartare
per sfogare una rabbia che cova?
(Quanti Pasolini massacrabili quanti
massacratori smaniosi… ) E poi:
appeso come, appeso dove?

Appeso come un gerarca
sconciato, sottratto alla parola e all’accusa,
ridotto al silenzio? O appeso ad un fanale,
in una notte bianca e nera di Parigi,
a comporre l’arcana
figura dei tarocchi
da poeta nervoso?  O sotto un ponte
di Londra, sul Tamigi affumicato,
come un banchiere troppo esoso,
troppo pericoloso o troppo inutile
rotella dell’ennesimo mistero
gaudioso d’Italia? Appeso a un gancio
come una bestia sgozzata,
a una putrella a una trave portante,
a un arco di rovina?

O appeso al nulla,
come un bimbo innocente
gettato a riva dal mare
e subito rappreso
in icona del rimorso collettivo
di un’Europa rancorosa
timorosa e divisa
Europa sussiegosa che è caduta
dalla groppa del toro nella polvere sulfurea,

o appeso come noi
oggi qui appesi all’assenza
di un senso di un progetto dignitoso,
con gli occhi persi di fronte
a questa scritta ignobile che parla
per tutti, che dice
il punto dell’orrore forse il punto
di non ritorno, la tempura
in cui friggiamo e geliamo
malmostosi e ancora increduli
che per certo lì vi sia quel che c’è scritto,
che possa quella cosa essere vera? (E lo è.) Continue reading “Fabio Pusterla | Cenere, o terra”

editi

Stelvio Di Spigno, Poesie

ERE1975001W00035/21A

[Mercoledì 5 Aprile 2017, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne dell’Università di Siena, si è tenuto un incontro di carattere seminariale sul lavoro poetico della generazione di autori nati negli anni ’70. A moderare l’incontro è stato Stefano Dal Bianco. Sono intervenuti Azzurra D’Agostino, Lorenzo Carlucci, Stelvio Di Spigno e Gherardo Bortolotti.  Escono oggi, come ultima pubblicazione del ciclo, una serie di testi di Stelvio Di Spigno (qui il suo intervento uscito lunedì scorso), che ringraziamo per la concessione, e che ripercorrono l’intero itinerario della sua poesia.]

*

da Mattinale, Caramanica, Marina di Minturno (Lt) 2006.

L’ombra

*                                                                                   *Ombra ferita…
*                                                                                           *G. Raboni.

Radente mia ombra, che mi sollevi
al pianto e al disgelo, alla pietà Continue reading “Stelvio Di Spigno, Poesie”

editi

Stelvio Di Spigno, Fermata del tempo

Sarah Volpini

Quattro testi da Fermata del tempo, Marcos y Marcos, 2015. Ringraziamo l’autore per la concessione.

*

(sottrazione)

*

1.

Me la immagino uguale la mia faccia,
a fissare dal vetro
il mondo che fa paura
e si avvicina, e io fermo per timore
che lasciare la mia casa
mi facesse scordare
chi mi voleva bene.

2.

Gli occhi piangono, come sempre,
il volto è sempre quello mentre
il corpo se n’è andato
per crescere da solo.
Qualcun altro guarderà
dalla strada, io non più,
perché il più di me si è fatto uomo.

3.

Crescere è peccato.
La mia faccia imbambolata
è rimasta a fare il palo
ai gatti di famiglia, ai piatti
logorati dal risparmio, ai pochi
soldi del pranzo, ai chili di troppo
spesi male nell’affare della vita.

Continue reading “Stelvio Di Spigno, Fermata del tempo”