lorenzo carlucci

Lorenzo Carlucci, Poesie

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[Mercoledì 5 Aprile 2017, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne dell’Università di Siena, si è tenuto un incontro di carattere seminariale sul lavoro poetico della generazione di autori nati negli anni ’70. A moderare l’incontro è stato Stefano Dal Bianco. Sono intervenuti Azzurra D’Agostino, Lorenzo Carlucci, Stelvio Di Spigno e Gherardo Bortolotti. Nelle prossime settimane formavera proporrà i loro interventi seguiti nei giorni successivi da una scelta di testi. Escono oggi una serie di poesie di Lorenzo Carlucci (qui il suo intervento uscito lunedì scorso), che ringraziamo per la concessione, da La comunità assoluta (2008) e da Sono qui solo a scriverti e non so chi tu sia (2009).]

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da La comunità assoluta

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Sembra infine, all’analisi attenta, che tutto il lavoro della nostra saggezza si
possa ridurre ad un adeguarsi a qualcosa che saggio non è. (altro…)

Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni | Lorenzo Carlucci

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[Mercoledì 5 Aprile 2017, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne dell’Università di Siena, si è tenuto un incontro di carattere seminariale sul lavoro poetico della generazione di autori nati negli anni ’70. A moderare l’incontro è stato Stefano Dal Bianco. Sono intervenuti Azzurra D’Agostino, Lorenzo Carlucci, Stelvio Di Spigno e Gherardo Bortolotti. Nelle prossime settimane 
formavera proporrà i loro interventi, seguiti nei giorni successivi da una scelta di versi e prose. L’intervento che pubblichiamo oggi è quello di Lorenzo Carlucci].

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Poesie, Programmi, Tautologie

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1. Matematica come Metafora

Poiché farò uso di diversi concetti presi dalla Matematica e dall’Informatica, inizio indicando un nume tutelare: Yuri Manin. Manin è un importante matematico e autore di un saggio dal titolo Matematica come Metafora, in cui propone un uso della Matematica come metafora. (altro…)

Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni | Azzurra D’Agostino

Roberto Crippa, tecnica mista su tela, 1951

di Azzurra D’Agostino

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[Mercoledì 5 Aprile 2017, nell’ambito delle attività del Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature antiche e moderne dell’Università di Siena, si è tenuto un incontro di carattere seminariale sul lavoro poetico della generazione di autori nati negli anni ’70. A moderare l’incontro è stato Stefano Dal Bianco. Sono intervenuti Azzurra D’Agostino, Lorenzo Carlucci, Stelvio Di Spigno e Gherardo Bortolotti. Nelle prossime settimane formavera proporrà i loro interventi, seguiti nei giorni successivi da una scelta di versi e prose. Iniziamo oggi con Azzurra D’Agostino.]

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Nel momento in cui mi metto a riflettere su ‘cosa ho da dire’ in poesia, subito si affaccia alla mia mente un chiaro ‘che cosa ho da fare’. (altro…)

Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni

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Segnaliamo un evento che si terrà domani, mercoledì 5 aprile, a Siena dedicato ai poeti nati negli anni Settanta a cura di Stefano Dal Bianco: “Cosa abbiamo da dire. Poeti italiani a 40 anni.”

ore 15.30, Palazzo San Niccolò, ex-Cappella, via Roma 56, Siena

Gherardo Bortolotti
Lorenzo Carlucci
Azzurra D’Agostino
Stelvio Di Spigno

dialogheranno con Stefano Dal Bianco e Guido Mazzoni.

A seguire, alle ore 21.30, i poeti leggeranno i propri testi presso UnTubo, via del Luparello 2, Siena.

 

 

Lorenzo Carlucci, Sono qui solo a scriverti e non so chi tu sia

[Durante la pausa estiva pubblicheremo alcuni post usciti durante il primo anno di formavera, coerenti al percorso svolto finora e con il tema del prossimo ciclo. La redazione augura a tutti i lettori buone vacanze]

Quattro poesie da “Sono qui solo a scriverti e non so chi tu sia”, di prossima pubblicazione, con due fotografie di Marco Mazzi. La prima poesia è già uscita, in versione differente, qui; [spedale] [6 marzo 2008], qui.


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Ancora, vicino agli occhi. Mordendo l’uva mi sembra di mordere la testa di una grossa formica. Il formaggio è cattivo. Il tuo corpo è un cielo solido Filadelfia concrezione azzurra di torri.

Del male, non parliamo, andiamo a cavallo. Del tempo che ci insidia i denti, ridiamo coi denti. Con la pelle godiamo dei giorni che ci consumano la pelle. “Oh lima sorda”, pur senza una condanna.

Cambiamoci le suole prima dell’invasione. Prima che sulle nostre sponde appaiano i figli senza nome, tanti come gabbiani. Perché le sponde non sono più nostre, ed è per questo che vengono invase. Perché le sponde non sono più nostre perché noi non siamo più noi stessi. Siamo bianchi, e senza sponda. Andiamo bianchi alla liberazione del diventare schiavi.

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Vedo l’albero sorgere come una improvvisa fonte nel centro del prato. Dietro il parcheggio, dove un uomo nero e un uomo bianco discutono, tra le macchine di lamiera.

Cosa ci spinge ad andare avanti, nell’euforia della nudità. Nell’euforia del tempo, nello scorrere delle auto bianche sulle nostre braccia.

Il palmo dell’uomo si apre sulla pancia di una donna nella pancia di una donna si modella una donna prima è solo un solletico poi diventa una voce. (altro…)