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Il nuovo ebook di formavera

È online formavera 8, l’ebook che raccoglie i materiali usciti tra settembre 2015 e luglio 2016, sfogliabile su ISSUU o scaricabile in formato PDF. Grafica e impaginazione dell’ebook sono state curate da Francesca Uguzzoni, che ringraziamo.

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Per scaricare l’ebook in PDF: formavera 8 – Massimalismo, grande opera, autore onnisciente

 

inediti

Larry Levis, La proprietà della notte

Max Klinger

Larry Levis è nato a Fresno, California, nel 1946. Figlio di un viticoltore, è cresciuto coltivando un vigneto a Selma, California, un paesino agricolo della San Joaquin Valley. La sua prima raccolta di poesie, Wrecking Crew, ha vinto lo United States Award della International Poetry Forum nel 1972, premio che gli fa ottenere una pubblicazione presso la University of Pittsburgh Press. La sua seconda raccolta, The Afterlife, ha vinto il Lamont Award della American Academy of Poets nel 1976. Nel 1981, The Dollmaker’s Ghost ha vinto la Open Competition della National Poetry Series. Tra gli altri riconoscimenti ci sono tre fellowships per la poesia dalla National Endowment for the Arts, una Fulbright Fellowship, e una Guggenheim Fellowship nel 1982. È morto per un infarto a Richmond, Virginia, nel 1996.
Di Levis, poeta ancora poco conosciuto negli Stati Uniti, ma molto amato dal suo seguito, pubblichiamo due testi da The Dollmaker’s Ghost e uno, The Double, da The Afterlife, con le traduzioni di Todd Portnowitz.

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Ventaglio perso, Hotel Californian, Fresno, 1923

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A Fresno è il 1923 e tuo padre timido
Ha raccolto un ventaglio cinese abbandonato
Fra i corpetti calpestati sulla pista da ballo.
Nel disegno, un uomo con dei rotoli
Attraversa un ponte di corda
Sopra un’acqua via via più bianca
Se guardi bene puoi vedere le pennellate che dovevano
Essere trote.
Puoi vedere che in generale la scena
È secoli più vecchia
Dell’albergo, oppure di Fresno
Nella luce dura della mattina,
E la ragazza
Che usava il ventaglio per coprirsi la bocca
O il seno, sotto lo splendore fresco
Dei lampadari,
È sparita su un treno che scivola lungo un binario
Bucherellato di ruggine.
Tutto questo la porta a sud
E ora che tuo padre apre il ventaglio
Puoi vedere il tremolare del ponte di corda
E le rughe di concentrazione
Che passano per la faccia dello studioso magro
Che ogni anno fa da solo lo stesso viaggio
Ai valichi alti,
Che dorme sul suolo ghiacciato e ascolta la neve
Che gli si scioglie intorno mentre lui si sforza
Di non esserne coinvolto, di non essere
Svegliato da una primavera mai intesa
A coinvolgerlo…
E benché senta sopra di sé il chiasso delle oche
Come se un ragazzo correndo tenesse
Fermo un ramoscello contro lo steccato
Di una casa in vendita;
E benché abbia visto gli aquiloni dei figli
Che scalano l’aria
Con degli animali goffi, draghi e buoi
Dipinti sopra in ogni dettaglio, non gli importa
Se gli aquiloni continuano a irrigidirsi
Ogni anno contro il cielo, contro il sole.
Quando pone
L’unico buon orecchio alla terra e si pensa
La fine di qualcosa discusso tutta una sera,
Pensa il proprio teschio come un tamburo
Con la membrana spaccata
Abbandonato sotto la pioggia,
Lavato continuamente
Ma che non sarà raccolto,
Neanche come qualcuno che raccoglie
Un ventaglio, per curiosità,
Lo fa girare piano piano
E ora dolcemente lo chiude.
E benché i lampadari siano coperti
Da mosche stamattina,
I semi nuovi sfumano sottoterra
La neve si scioglie
Si alza la nebbia dal fiume in disgelo
E la ragazza si sveglia nella cuccetta –
La faccia che culla un vago cipiglio,
Come se fosse appena diventata
Troppo grande per il ballo
E si fosse fatta seria, come il cielo.
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