inediti

João Cabral de Melo Neto, Studi per una danzatrice andalusa

Neto

Pubblichiamo un poemetto di João Cabral de Melo Neto, da Quaderna (1960), tradotto da Luigi Fasciana.

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Studi per una danzatrice andalusa

1

Si direbbe, quando appare
danzando le
siguiriyas,
che per intero si identifichi
con l’immagine del fuoco.

Possiede infatti, si direbbe,
tutti i gesti del fuoco:
gesti delle foglie del fuoco,
i suoi capelli, la sua lingua,

gesti del corpo del fuoco,
la sua carne in agonia,
carne di fuoco, nervi,
carne interamente viva.

Vi troviamo, per di più,
il carattere del fuoco:
stesso gusto per gli estremi
di natura famelica,

voglia di spingersi alla fine,
a quel che le è vicino, voglia
di spingersi alla propria fine,
di attingere alle sue ceneri.

Però, l’immagine del fuoco
è smentita da un aspetto:
il fuoco non è capace,
come lei, in
siguiriyas,

di sradicarsi da sé
in una prima scintilla,
questa che, quando vuole,
viene e accende fibra per fibra.

Soltanto lei è capace
di accendersi a freddo,
di incendiarsi con nulla,
di incendiarsi da sola.
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