Jacopo Rasmi

Invito all’Aperto. Per Ted Hughes, l’inattuale

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[In attesa di ripartire con un nuovo ciclo a settembre e per non lasciare soli i nostri lettori, durante la pausa estiva ripubblicheremo alcuni materiali usciti nell’ultimo anno. Questa premessa e queste traduzioni, a cura di Jacopo Rasmi, sono apparse il 20 febbraio 2017.]

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|C’è un comune destino orfico che salda alla comunità la traiettoria imponderabile e solitaria del poeta e quella dello sciamano. Un destino veritiero, ma quanto mai inconfessabile, raro, inattuale. Per il tempo in cui l’alta poesia per lo più disdegna (per cinismo o tragica umiltà) di segnare sul suo calendario la data messianica, come un compito. L’istmo in cui una vertiginosa askesis del poeta s’imbatte fatalmente nell’altro (come l’incontro fra due redenzioni) è difficile da localizzarsi, ancor più difficile da spiegarsi. Eppure Ted Hughes ne insegue il miraggio eroico nel nome di qualche cosa d’indistruttibile e ctonio che molte poesie delle rovine non possono ora testimoniare, che presuppone la volontà di un certo, poetico, transumanare. Che la verità della parola debba essere strappata, per tutti, da un cuore di buio e carne e fiorire dal silenzio di un’inumano senza verbo (per mezzo di un previo smarrimento terrestre) è una convinzione onerosa che Ted Hughes infigge nel ventre della sua poetica.

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Il falco nella pioggia
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Affondo nei solchi del campo battente, strappo
Un calcagno dopo l’altro al risucchio orale della terra,
All’argilla che afferra ogni mio passo alla caviglia
Con il vizio tenace della tomba, ma il falco

Senza sforzo tiene alto l’occhio immobile,
Le ali trattengono il creato in un’imponderabile quiete,
Ferme come un’allucinazione nella corrente aerea.
Mentre il vento picchia a morte queste siepi ostinate, (altro…)

Paesaggi di un Novecento transoceanico. Per un’antologia dei poeti del Québec

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traduzione e premessa di Jacopo Rasmi

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Si inizia con la neve, vera ossessione lirica e paesaggistica del Québec, motivo rimanierato a sfinimento. Spesso sede di quei registri malinconici ma franchi che sono propri a molti dei poeti di questa nazione. Del loro Novecento diamo qualche esempio: pezzi sparsi, senza neppure troppo riflettere. Tanto tutto è ancora da farsi. Il Québec, nazione minore della francofonia, è per il pubblico italiano un vasto continente ignoto. L’importante è dunque iniziare. (altro…)

Invito all’Aperto. Per Ted Hughes, l’inattuale

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traduzioni e premessa di Jacopo Rasmi

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C’è un comune destino orfico che salda alla comunità la traiettoria imponderabile e solitaria del poeta e quella dello sciamano. Un destino veritiero, ma quanto mai inconfessabile, raro, inattuale. Per il tempo in cui l’alta poesia per lo più disdegna (per cinismo o tragica umiltà) di segnare sul suo calendario la data messianica, come un compito. L’istmo in cui una vertiginosa askesis del poeta s’imbatte fatalmente nell’altro (come l’incontro fra due redenzioni) è difficile da localizzarsi, ancor più difficile da spiegarsi. Eppure Ted Hughes ne insegue il miraggio eroico nel nome di qualche cosa d’indistruttibile e ctonio che molte poesie delle rovine non possono ora testimoniare, che presuppone la volontà di un certo, poetico, transumanare. Che la verità della parola debba essere strappata, per tutti, da un cuore di buio e carne e fiorire dal silenzio di un’inumano senza verbo (per mezzo di un previo smarrimento terrestre) è una convinzione onerosa che Ted Hughes infigge nel ventre della sua poetica.

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Il falco nella pioggia
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Affondo nei solchi del campo battente, strappo
Un calcagno dopo l’altro al risucchio orale della terra,
All’argilla che afferra ogni mio passo alla caviglia
Con il vizio tenace della tomba, ma il falco

Senza sforzo tiene alto l’occhio immobile,
Le ali trattengono il creato in un’imponderabile quiete,
Ferme come un’allucinazione nella corrente aerea.
Mentre il vento picchia a morte queste siepi ostinate, (altro…)

Il nuovo ebook di formavera

È online formavera 8, l’ebook che raccoglie i materiali usciti tra settembre 2015 e luglio 2016, sfogliabile su ISSUU o scaricabile in formato PDF. Grafica e impaginazione dell’ebook sono state curate da Francesca Uguzzoni, che ringraziamo.

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Per scaricare l’ebook in PDF: formavera 8 – Massimalismo, grande opera, autore onnisciente

 

Yves Bonnefoy, Insieme ancora

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a cura di Jacopo Rasmi

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Ensemble encore è un poemetto presente in Ensemble encore. Suivi de Perambulans in noctem (Mercure de France, 2016), l’ultima raccolta pubblicata in vita da Yves Bonnefoy. In ricordo del poeta francese eccone una traduzione inedita di Jacopo Rasmi.
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Insieme ancora
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I.

È strano, non vi riconosco.
Fa così buio che più non vedo il vostro volto
Nonostante nei vostri occhi questa luce
Cangiante così lontana laggiù.
Capisco che voi tutti, voi non siete più
Al mio fianco che una sola presenza,
A cui allungare la coppa, non so
Né lo voglio, la poso, un momento.
Scorgendo le vostre mani,
Le tocco con le mie, può bastare. (altro…)

Yves Bonnefoy, Raturer outre

Barnett Newman, Fifth Station (1962)

In ricordo di Yves Bonnefoy, scomparso ieri, ripubblichiamo alcune traduzioni di Jacopo Rasmi dalla raccolta Raturer outre (Galilée, 2010) di Yves Bonnefoy. In coda una nota del traduttore.

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La rivoluzione di notte

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“Padre, non vedi che brucio?” Ma lui, no,
Lui lascia le porte sbattere, il fuoco avanza
Di corridoio in corridoio nel suo destino,
Non ci son più porte: solo fiamme.

Ed è vero: perché mai tutto questo desiderare
Ma senza potere? Aver voluto parlare
Ma senza frasi per dire? Avere rimpianti
Ma solo, senza che un altro abbia potuto capire?

L’oblio ha avvolto il poco che fu,
Mi parve che rifiutasse la speranza,
Voleva solo fuoco per i rami secchi.

Andavamo per strade, talvolta, la sera,
Rosse al loro estremo sul viale,
Ma non sapevamo nulla, non parlavamo.

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La révolution la nuit

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« Père, ne vois-tu pas que je brûle ? » Mais lui,
Non, il laisse les portes battre, le feu prend
De couloir en couloir dans son destin,
Il n’y a plus de portes, rien que des flammes.

Et c’est vrai : à quoi bon tant désirer
Mais sans pouvoir ? Avoir voulu parler
Mais sans phrases pour dire ? Avoir regret
Mais seul, et sans qu’un autre ait pu comprendre ?

L’oubli a recouvert le peu qu’il fut,
Il me parut qu’il disait non à l’espérance,
Ne voulait que le feu pour le bois mort.

Nous allions par des rues, parfois, le soir.
Rouge en était le bout sur l’avenue,
Mais nous ne savions rien, nous ne parlions pas. (altro…)

Quella somiglianza inconciliabile al canto. Note per una lettura parodica della “Scolta” di Annovi

Frank Stella, Seward Park (1958)

di Jacopo Rasmi

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Come possiamo accogliere La scolta? Come può essere una esperienza decisiva questo libretto, questa “scolticina” – così (mi) scrive – che nella sua trasparenza quasi naïve, si ispessisce e si aggroviglia alla ri-lettura, diviene mole? Nell’operazione poetica di Gian Maria Annovi si sfiora l’intollerabile, forse, si gioca con l’illecito, forse. Queste sue maschere (stereotipe), questa messa-in-scena, questo fare voci d’altri… Molti fantasmi d’opportunità d’etica e di gusto attraversano i pensieri del deontologo letterario. E quasi il giudizio già sfugge, tra i denti, e inchioda alla colpa (e ancora si esita tra frivolezza o pretenziosità). (altro…)