inediti

Francesco Ottonello | Inediti

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cosa sconfiggere è capire che rimane

 

Confondere da chi proteggersi con chi

Tra scartoffie del passato rimarginare
un tempo davvero tuo, amare scatole
rosa in stanze verdi dentro armadi blu
invece rotta resta la memoria hard disk

sogno la tua foto di luce obliqua
sentire che nulla più rappresenta
nulla mai esistito, nulla che resta
male sale, onda secca senza uscita. Continue reading “Francesco Ottonello | Inediti”

inediti

Matteo Tasca | Inediti

 

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Raol

lo schianto dei fantini alla seconda curva,
uno probabilmente svenuto, cavallo
colpisce infermiere, le nuche delle persone
*                    *– posizione di merda –
*                    *per tutti quei soldi anch’io rischierei –
metti il cellulare bene in alto,
la corsa piccola dentro la corsa grande,
come una matriosca,
la tartuca che taglia il traguardo senza fantino,
sentirsi vivi, un malore tra gli spalti,
in me però sollievo, è stato tutto molto fico.

Il giorno dopo leggo su internet
che il cavallo raol è rimasto ferito
e hanno dovuto ammazzarlo.
Noi non ci eravamo accorti di niente:
l’esperienza c’ha fregato, stare nel mezzo
non è servito a capire;
ora però che siamo informati sui fatti
non possiamo dire di sentirci particolarmente indignati,
quando parleremo agli amici di barbarie
non crederemo alle nostre parole.

Sono questi i gesti, i pensieri
della nostra miseria interiore.
Descriverli è forse l’ultimo modo
per sorvegliare i confini della nostra coscienza,
e neanche questo basterà.
Persino la vergogna ci costa fatica.

(Quella notte l’ho sognato.
Era steso sulla pista
con tutte e quattro le gambe spezzate.
Mi chiedeva di portarlo fuori a cavalcare
ora che si era liberato dell’altro,
il fratello inquietante,
ma io lo fissavo muto mentre cercava
di formulare a parole la sua richiesta.
Strillava come un neonato) Continue reading “Matteo Tasca | Inediti”

inediti

Jonathan Di Pietrantonio | Inediti

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Mi chiedo se questa tristezza non sia per caso
una punizione, voluta da una qualche divinità,
dovuta all’aver dato un volto alle cose, averle
precedute, aver scelto
di spiare attraverso le fessure del passato, di guastare
senza rimedio il futuro, i suoi posti, la sua natura,
averne fatto storia.
Prima della memoria il mare davanti casa aveva il pregio
di significare solo se stesso e nient’altro, nessuna
implicazione, né volti né luci né umori, nessun ricordo.
Mi chiedo se la memoria non consista proprio in questo
legiferare su ciò che non si presta, imbrigliare
qualcosa che reagisce e che oppone la sua totale
mancanza di significato, la sua
innocenza, il suo puro esistere.   Continue reading “Jonathan Di Pietrantonio | Inediti”