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Parco Poesia, o Del dilettantismo

Photography Installation, Boltanski

di Simone Burratti

Ho avuto modo di partecipare a Parco Poesia una sola volta, tre edizioni fa. In quell’occasione, la mia lettura è stata interrotta e conclusa in medias res da un tempestivo applauso, essendo involontariamente fuoriuscito dai tempi massimi (tre minuti, come ho scoperto in seguito), nonché coronata da un terzo tempo di “accesa discussione” con Isabella Leardini dietro le quinte. Da questo episodio, in realtà più pittoresco di come l’ho descritto, e che mette in evidenza in primis il narcisismo del suo protagonista, si possono dedurre almeno altre due cose: la disattenzione da parte degli organizzatori, che avevano specificato il limite massimo dei testi ma non il limite massimo di tempo, nonostante avessero ricevuto in precedenza il mio file con la selezione; il fatto, più importante, che si sia dato praticamente per scontato che una lettura di quattro poesie non possa durare più di tre minuti, sottintendendo con ciò che un testo poetico sia di norma non breve ma addirittura brevissimo.
La seconda osservazione, all’apparenza banale e pedante, può in realtà dirci molto su Parco Poesia, il sito relativo e le continue polemiche che li riguardano, diventate ormai parte integrante della prassi promozionale dell’evento. Le critiche rivolte a Parco Poesia sono pressappoco le seguenti: una visione della poesia edulcorata e dilettantistica, una politica interna “amicale” e troppo concentrata sull’asse Bologna-Rimini, la tendenza a selezionare autori che “scrivono tutti uguale”, molti dei quali provenienti dal laboratorio di poesia portato avanti da Isabella Leardini stessa per gli studenti delle scuole superiori. Ora: un festival letterario è prima che ogni altra cosa un’operazione di diffusione. In quanto tale, esiste già di per sé come formula di compromesso, cosa che permette di estendere alcune delle suddette critiche – avanzate spesso da chi non crede nella promozione culturale, se non da chi ai festival non viene proprio invitato – a molti altri eventi letterari. Perché allora, ogni anno, le polemiche si concentrano sull’attività di Isabella Leardini e non, per esempio, su La Punta della lingua o Poetitaly, o su rassegne volutamente più di nicchia, come RicercaBo? E perché, ogni anno, mi ritrovo a condividerle?

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