Senza categoria

Conversazione con Umberto Fiori (terza parte)

POLAROID FIORI CASE 2

*

Qui è possibile leggere la prima e la seconda parte della conversazione con Umberto Fiori.

*
*

Burratti: Questo è bello anche perché una cosa che mi piace molto della tua poesia è il fatto che pur dicendo di cose assolutamente quotidiane c’è un livello di astrazione che è molto alto. Nel senso “da astrarre”. Infatti mi sembra strano che non ti piaccia troppo Stevens, perché Stevens ha questa stessa cosa. Come tu hai gli esempi lui usa gli aneddoti, benché rimanga meno attaccato alla realtà.

Fiori: Stevens però è molto cervellotico anche, in certe cose. È molto esplicitamente filosofico e anche oscuro.

Antonio Prete: Lui vuole ragionare, ragionare sulla poesia…

Fiori: …esatto, lui vuole ragionare molto sulla poesia, c’è anche questa metapoesia, che a me interessa un po’ meno…

Prete: Volevo chiederti una cosa. Certo… tu hai detto del rapporto che hai con alcune figure eccetera. Chi legge una poesia o un libro di poesia a sua volta si costruisce delle relazioni che non sempre coincidono con quelle relazioni che invece ha in mente l’autore. A volte ci sono delle corrispondenze, altre volte no. Io pensando ai tuoi “tableaux milanesi” penso a delle figure di poeti di una generazione precedente alla mia e tanto più alla tua, e cioè, con le differenze dovute, penso a Giancarlo Majorino, a Tiziano Rossi e a Franco Loi. Diversi fra di loro e diversi da te, ma questo quadrilatero ha delle caratteristiche particolari. Partendo da Majorino, in lui c’è questa presenza forte di noi e gli altri – specialmente nel Majorino di fine anni Sessanta, inizio anni Settanta, come in Lotte secondarie, più che nell’ultimo poematico, discorsivo, narrativo – e ci sono anche alcune cose dalle quali poi tu giustamente ti distacchi: il gioco linguistico, lo humor, quell’ossessione di essere “divertente” pur rimanendo nella metafisica. Il rapporto della tua poesia con quella di Majorino sarebbe da ricostruire, da discutere, secondo me.

Fiori: Anche lui è una persona che ho frequentato per diverso tempo e con cui ancora adesso mi vedo…

Prete: Poi Tiziano Rossi, anche nelle sue ultime cose, con queste figure, questi individui della città, gente di corsa… In lui però c’è sul fondo un enigma: tutte queste figure, queste apparizioni, questi dialoghi, questi personaggi dei condomini o della strada, sono apparizioni che ci invitano a riflettere su una sorta di indecifrabilità dell’esistenza. E infine Franco Loi, anche lui naturalmente in questo quadrilatero milanese, per questa ricchezza di presenze, oggetti, figure. In lui però c’è la storia, la memoria, e c’è un movimento costantemente in levare che parte dal basso. Ecco, la tua scrittura, la tua ricerca poetica, la tua storia poetica è molto interessante proprio dentro questo quadro, in relazione con queste altre facce, perché ha una sua forte differenza in quanto, pur partecipando di queste posizioni, si stacca perché c’è una ricerca non del poetico – presente in un modo o nell’altro in questi altri, come tempo-spazio della scrittura – ma della parola, e quindi di come la parola possa contenere un di più di vivente che la parola stessa tende a negare attraverso l’astrazione e il poetico. Continua a leggere “Conversazione con Umberto Fiori (terza parte)”

editi

Willem van Toorn, Gioco di simulazione

Robert Smithson - Broken Circle (Emmen, Olanda)

da “Paesaggi”, traduzione dall’olandese di Franco Loi, Edizioni del Leone 2001. 

*
*

Gioco di simulazione

La pianura del polder dietro la tua testa,
un paesaggio in cui nuvole, un aereo, macchine
sono fissate nel loro movimento.

Fossi almeno privo di pudore
come negli anni passati: tracce di bolle svanite
conservano visibile una vita
ormai incarnata in pesci.

Se potesse durare un attimo ancora,
dietro quella vasca potresti scoprire
linee dirette verso qualcosa,
potresti, dietro il bordo delle immagini
sospettare l’ombra di una mano
che guida gli accadimenti.

Forse anche noi siamo condotti
davanti a questo cancello,
diretti verso qualcosa
o da qualche parte in quest’ora predestinata.

Fino al punto che nei tuoi stessi occhi,
più profondamente dagli alberi che vi sono riflessi,
viene preparato il pensare,
quel non tollerare le regole
che qui regolano il tutto.

I paesi, su questa carta, vengono
impercettibilmente spostati,
tanto che sembra impossibile
noi si possa esistere in questo luogo.

*

Segni

Come nei fumetti, una serie di punti
sta a significare ciò che è troppo veloce per l’occhio,
vorrei fissare questo tuo disperato

sparire in segni
che ti raggiungano oltre
la curva della luce
dietro cui i tuoi abiti

sono frusciati via col tuo corpo
nascosto, e, per sempre, trattenere
le tue troppo effimere apparizioni
al desiderio della mano che scrive.

* Continua a leggere “Willem van Toorn, Gioco di simulazione”