editoriali

Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

Almejd Swans

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di Marco Villa

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Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. Continua a leggere “Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)”

inediti

Francis Ponge, La vespa (seconda parte)

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Pubblichiamo la seconda parte del poemetto “La vespa”, da “La rage de l’expression”, 1952, nella traduzione di Francesca Ippoliti. Qui la prima parte.

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La vespa e il frutto.
Trasporto di polpa baciata, ferita, deteriorata, contaminata, mortificata dalla troppo brillante nero-dorata, gitana, dongiovanna.
Integrità perduta al contatto con un visitatore troppo brillante. E non soltanto l’integrità – ma la qualità stessa di ciò che rimane.
Tra gli uccelli e i frutti non c’è lo stesso amore-odio, la stessa passione. La carne dei frutti conserva una bella indifferenza, intaccata dall’uccello. Tra loro, c’è l’indifferenza. L’uccello non è altro che un agente fisico.
Ma tra gli insetti e la frutta, che effetti profondi, che chimica, che reazioni! La vespa è un agente fisico-chimico. Accelera la postmaturazione, le decomposizione della polpa vegetale che imprigionava il seme.

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La prugna dice: «Se il sole mi dardeggia, i raggi dorano la mia pelle. Se la vespa mi dardeggia, il pungiglione ferisce la mia pelle.»

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Sempre infilata nella nettaroteca: testa vibrante che succhia con fervore e colpi di reni.
Sorta di siringa per ingurgitare il nettare.

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