Senza categoria

Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)

almejd-cigni

*
di Marco Villa

*

Viviamo nella versione più astratta di una forma di vita già di per sé astrattissima come quella del capitalismo tardo. Tra la moltitudine di oggetti di cui ci circondiamo quotidianamente non si contano quelli che offrono espansioni e rielaborazioni immateriali della nostra esistenza: schermi televisivi, interfacce per la comunicazione virtuale, generatori di mondi possibili in cui giochiamo al surrogato di noi stessi, dispositivi per la riproduzione di suoni in differita, immagini “a scopo presentativo”di prodotti e di bisogni – e talvolta, tutto questo condensato in un singolo oggetto feticcio. In una situazione di virtualità diffusa, di cui ciascuno fa continuamente esperienza, l’atteggiamento della poesia nei confronti del mondo oggettuale non può essere più quello ancora validissimo solo qualche decennio fa. La conquista degli oggetti alla poesia “alta e tragica” è stato un passo fondamentale per l’evoluzione novecentesca del genere, certo. Ma anche su questo versante le nostre vite sono cambiate con estrema velocità, e l’“assedio delle cose” che aveva già progressivamente sfondato la dizione selettiva di Montale ora è una realtà acquisita, che nella sua ultima versione digitale può fare tranquillamente a meno della presenza effettiva dell’oggetto stesso. Ciò che allora l’apertura del dettato poetico alle cose di tutti i giorni rappresentava in termini di liberazione, di ampliamento, di onestà, di critica e quant’altro, oggi ha perso ogni implicazione euforica contemporaneamente al proprio ancoraggio nella comune esperienza quotidiana. Continua a leggere “Contro gli oggetti (nota per un’essenzialità orizzontale)”

inediti

Francis Ponge, La vespa (prima parte)

ponge3

[Concluse le pubblicazioni dell’ultimo ciclo e in attesa di partire con il nuovo a gennaio, durante le feste natalizie riproporremo alcuni post usciti nel trimestre gennaio-marzo 2014]

Pubblichiamo la prima parte di un poemetto di Francis Ponge da “La rage de l’expression”, 1952, nella traduzione inedita di Francesca Ippoliti.

*

à Jean-Paul Sartre
et Simone de Beauvoir

La vespa 

*

Imenottero dal volo felino, agile – d’aspetto tigrato, del resto –, il cui corpo è molto più pesante di quello della zanzara e le ali relativamente più piccole ma vibranti e forse più potenti, la vespa vibra ogni secondo le vibrazioni necessarie alla mosca in posizione ultracritica (ad esempio per liberarsi dal miele o dalla carta moschicida).
Sembra vivere in uno stato di crisi permanente che la fa pericolosa. Una sorta di frenesia o di forsennatezza – che la fa brillante, ronzante, musicale come una corda strenuamente tesa, strenuamente vibrante e per questo bruciante o pungente, ciò che fa il suo contatto pericoloso.
Succhia con fervore e colpi di reni. Nella prugna viola o gialla, è uno spettacolo grandioso: un apparecchietto estirpatore altamente perfezionato, proprio ben rifinito. Inoltre non si tratta dell’origine del raggio d’oro che matura il frutto, ma dell’origine del raggio (d’oro e d’ombra) che si prende il risultato della maturazione.
Mielata, aprica; trasportatrice di miele, di zucchero, di sciroppo; ipocrita e idromelica. La vespa  sul bordo del piatto o della tazza lavata male (o del barattolo di marmellata): un’attrazione irresistibile. Che tenacia nel desiderio! Sono proprio fatte l’una per l’altra! Un vero magnetismo per lo zucchero.

*

Analogia della vespa e del tram elettrico. Qualcosa di muto nel riposo e di canoro nell’azione. Qualcosa anche del treno ridotto, con prima e seconda, o piuttosto motrice e carrozza. E un filobus sfrigolante. Sfrigolante come una frittura, o una chimica (effervescente).
E se ti tocca, ti punge. Altro che uno choc meccanico: un contatto elettrico, una vibrazione velenosa. Ma il suo corpo è più molle – cioè insomma articolato più finemente – il suo volo più capriccioso, imprevisto, pericoloso del cammino rettilineo dei tram imposto dai binari.

Continua a leggere “Francis Ponge, La vespa (prima parte)”

inediti

Francis Ponge, Proemi

Ben Fry, Don Quijote Valence

Traduzioni di Francesca Ippoliti

*

*

Promemoria

*

Incredibile che io possa dimenticare, che io dimentichi facilmente e ogni volta per così tanto tempo, l’unico principio a partire dal quale si possono scrivere opere interessanti e scriverle bene. Forse non ho mai saputo definirlo a me stesso chiaramente, cioè in modo rappresentativo o memorabile.
A tratti si formula nel mio spirito, ma è vero non come un assioma o una massima: è come un giorno di sole dopo mille giorni bui, o piuttosto (poiché riguarda meno la natura che l’artificio, e più esattamente ancora il progresso dell’artificio) come la luce improvvisa di una lampadina in una casa fino ad allora illuminata a petrolio… Ma l’indomani avremmo dimenticato che l’elettricità è stata appena installata e ricominceremmo con fatica a caricare le lampade, a cambiare gli stoppini, a bruciarsi le dita sui vetri, a essere mal illuminati…
«Bisogna innanzi tutto decidersi in favore del proprio spirito e del proprio gusto. Poi bisogna prendersi il tempo, e il coraggio, d’esprimere tutto il proprio pensiero a proposito del soggetto scelto (e non conservare solo le espressioni che sembrano brillanti o caratteristiche). Infine, bisogna dire tutto semplicemente, fissandosi come scopo non la seduzione ma la convinzione.»

(1935) Continua a leggere “Francis Ponge, Proemi”