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Francesco Petrarca, sestina LXVI

Winter Sleep

Oggi inauguriamo una serie di pubblicazioni dedicate a testi di autori vissuti tra il Tre e il Seicento. La scelta delle poesie e il commento che le accompagna sono a cura di Marco Malvestio. (Le pubblicazioni usciranno il venerdì e avranno cadenza bisettimanale, in alternanza con la rubrica del sabato).

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L’ aere gravato, et l’ importuna nebbia
compressa intorno da rabbiosi vènti
tosto conven che si converta in pioggia;
et già son quasi di cristallo i fiumi,
e ‘n vece de l’ erbetta per le valli
non se ved’ altro che pruine et ghiaccio.

Et io nel cor via piú freddo che ghiaccio
ò di gravi pensier’ tal una nebbia,
qual si leva talor di queste valli,
serrate incontra agli amorosi vènti,
et circundate di stagnanti fiumi,
quando cade dal ciel piú lenta pioggia.

In picciol tempo passa ogni gran pioggia,
e ‘l caldo fa sparir le nevi e ‘l ghiaccio,
di che vanno superbi in vista i fiumi;
né mai nascose il ciel sí folta nebbia
che sopragiunta dal furor d’ i vènti
non fugisse dai poggi et da le valli.

Ma, lasso, a me non val fiorir de valli,
anzi piango al sereno et a la pioggia
et a’ gelati et a’ soavi vènti:
ch’ allor fia un dí madonna senza ‘l ghiaccio
dentro, et di for senza l’ usata nebbia,
ch’ i’ vedrò secco il mare, e’ laghi, e i fiumi. Continue reading “Francesco Petrarca, sestina LXVI”