racconti

Francesca Santucci | Le formiche le formiche

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[Questo racconto è uscito sul n. 8 della rivista Cadillac, giugno 2015]

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Chiedevo sempre a mia madre gonne strette e braccia grandi di comprare i biscotti al burro a forma di animali. Dopo pranzo si sistemava sulla poltrona davanti alla televisione senza audio, respiri profondi, la testa piegata sul petto gonne strette braccia grandi e io spargevo sul tavolo i miei biscotti a forma di leone elefante gatto giraffa.
La prima volta che addentai il collo della giraffa il biscotto si spezzò in due, la testa della giraffa cadde sul tavolo e dalla tovaglia continuava a sorridermi, una cosa che mi pareva come di avergli fatto male, e non li volevo mangiare più i biscotti al burro a forma di animali. Chiedevo però a mia madre di comprarli, sempre, e lei si sedeva sulla poltrona in sala e io prendevo ogni giorno un pugno di animali e li spargevo sul letto in camera mia. Ogni tanto, nel viaggio tra la cucina e la camera da letto qualche animale si frantumava tra le dita, e allora c’era per esempio l’elefante senza proboscide, e quindi infilavo i biscotti rotti nella cesta di vimini dei giocattoli, li nascondevo, costruivo una corsia per gli animali mutilati: lo zoo degli esemplari difettosi. Il biscotto a forma di gatto non si rompeva mai, invece, e tutti i biscotti a forma di gatto li chiamavo Cecco perché da quando ho imparato a parlare tutti i gatti sulla Terra si chiamano Cecco, per me. Poi arrivarono le formiche: prima in camera mia, attorno alla cesta di vimini, poi per il corridoio e poi sul divano dove riposava lei tutta gonne strette e braccia grandi e lei aveva urlato le formiche le formiche, e non mi comprò più i biscotti al burro a forma di animali, però a nove anni mi regalarono un gatto e io lo chiamai Cecco. Continua a leggere “Francesca Santucci | Le formiche le formiche”

eventi

formavera readings

 

Sabato 18 maggio avrà inizio un ciclo di incontri organizzati da formavera in collaborazione con il Circolo Arci Lavoro e Sport di Siena.
Verranno presentati il XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos 2019), in dialogo con tre dei sette autori inclusi (Pietro Cardelli, Carmen Gallo e Raimondo Iemma; modera Marco Villa), la recente ristampa di Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco (Lietocolle Pordenonelegge 2018; modera Francesca Santucci) e la raccolta Il libro delle cose di Fabio Donalisio (Aragno 2018; modera Daniela Gentile).
Alla Biblioteca Mario Luzi di Firenze, inoltre, i redattori di formavera leggeranno i loro testi, alternandosi con le improvvisazioni musicali di Giovanni Milani e Simone Braco.

editi, saggi

Corrado Benigni | Un’intervista

Photography into sculpture

a cura di Francesca Santucci

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Francesca Santucci: La coerenza di poetica da Tribunale della mente (Interlinea 2012) a Tempo riflesso (Interlinea 2018) è forte: un invito costante alla decifrazione del segno, alla disamina del vero. Cosa significa condurre una ricerca sull’individuo attraverso le tracce, oggi che l’individuo è circondato dalla superfetazione di segni e produce di per sé una quantità vertiginosa di dati?

Corrado Benigni: Significa tentare, attraverso la poesia, di cogliere i segreti che il mondo nasconde oltre la pellicola delle apparenze. Attraverso le parole un poeta tenta continuamente di forzare la percezione e il linguaggio; crea una sospensione, una distanza in cui il senso del mondo forse non ci apparirà spiegato, ma almeno intravisto. In questo senso la poesia è anche uno strumento di conoscenza e un’attitudine dello sguardo. Uno sguardo, soprattutto in questo mio ultimo libro, che alterna l’abbassamento verso quanto c’è di più ovvio e piccolo nella natura, quanto l’alzarsi verso un orizzonte in cui ombelico è l’infinito. Non a caso una delle parole chiave di Tempo riflesso è ‘pietra’. Le pietre sono un simulacro perfetto del mistero dell’esistenza: numerose quanto e più degli uomini, così anonime, eppure ciascuna con una sua storia. Le pietre sono il prodotto passivo di forze gigantesche e casuali: ma proprio questo essere ostaggio del destino le rende così uniche; osservare un sasso che ti capita tra i piedi può aprire una vertigine di conoscenza. Questo detrito cosmico apparentemente senza valore e senza espressione, che racchiude in sé passato, presente e futuro, può dunque essere letto come il simbolo della mia ricerca sull’individuo attraverso le sue tracce. Continua a leggere “Corrado Benigni | Un’intervista”