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Quel che resta da fare agli editori

Praga, Torre della televisione

di Francesca Ippoliti

La notizia della probabile chiusura della collana Lo Specchio della Mondadori ha generato un ampio dibattitto sulla situazione della poesia italiana contemporanea. In particolare, ad un’intervista di Andrea Cortellessa sono seguiti gli interventi di Alfonso BerardinelliGilda PolicastroPaolo Febbraro.

È senz’altro vero, come affermato da Berardinelli, che la maggior parte della poesia oggi pubblicata in Italia non è di alto livello. Tuttavia, partendo da questo dato, bisogna fare alcune precisazioni.
Con l’avvento della cultura di massa, il numero degli scriventi (in prosa o in versi) è aumentato in maniera vertiginosa e – anche se è già stato ripetuto fino alla nausea – vale la pena ricordare che in Italia ormai si contano più autori di poesia che lettori. Riuscire a trovare il bandolo della matassa, quando si ha a che fare con dei numeri così elevati, non è impresa che si affronti a cuor leggero. Questo, però, non ci autorizza a risolvere il problema dichiarando il decesso del paziente sul tavolo.

La poesia è viva, ad essere morta è la vecchia società letteraria. Non esistono più un mondo editoriale e un consesso di critici che, muovendosi a stretto contatto, siano davvero in grado di registrare il cambiamento e soprattutto di viverlo: le opere poetiche di valore ci sono, ma letteralmente spariscono nella giungla di pubblicazioni disponibili sul mercato, perché nascono in un contesto incapace di riconoscerle, capirle e valorizzarle. Se Lo Specchio chiude, è perché non ha più la forza di portare avanti una politica culturale militante degna di questo nome, come ha fatto invece in passato. Continua a leggere “Quel che resta da fare agli editori”

inediti

Francesca Ippoliti, un inedito

Norimichi Hirakawa, knows, unknowns and the irreversible (2015)

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I poteri

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Sul sogno

Aspettano l’apparizione di una donna oppure di un’isola. Magari un giardino.
Si alzano in piedi, si siedono di nuovo, passeggiano, dicono cose, respirano anche. L’erba è lucidissima, l’erba è – per fortuna – artificiale: un’ idea nostra di erba.
Hanno inventato – loro – l’estate, ma l’estate è tutto.

Del sole, dicono che:
Il miele è un lavoro per api ronzanti. Ci vogliono:
ali piccole, corpo leggero, tenacia irritante, movimenti ostinati.

…dove il divano è un principio di gioia, una sponda di salvezza, l’esatto momento in cui mi addormento e divento più potente di voi.

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Sulla veglia

Io-cecità-salvezza ecc., mi ripetevo come un mantra per mettere insieme un po’ di concentrazione, di frasi finite, di sguardi che vanno dritti in un punto, senza divagare.
Mi faccio la violenza – la cura – di un’attenzione continua e opprimente. Mi dedico a qualcosa, mi piego, divento forte, perdo – cerco di stare dentro il più possibile.

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Una dinamica

E tu, proprio tu, ma forse io, devi sapere che:
ci sono solo due forme di potere – l’assenza e la vigilanza – e non potrai conciliarle, non potrai farcela, non ci riuscirò.

inediti

Francis Ponge, Proemi

Ben Fry, Don Quijote Valence

Traduzioni di Francesca Ippoliti

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Promemoria

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Incredibile che io possa dimenticare, che io dimentichi facilmente e ogni volta per così tanto tempo, l’unico principio a partire dal quale si possono scrivere opere interessanti e scriverle bene. Forse non ho mai saputo definirlo a me stesso chiaramente, cioè in modo rappresentativo o memorabile.
A tratti si formula nel mio spirito, ma è vero non come un assioma o una massima: è come un giorno di sole dopo mille giorni bui, o piuttosto (poiché riguarda meno la natura che l’artificio, e più esattamente ancora il progresso dell’artificio) come la luce improvvisa di una lampadina in una casa fino ad allora illuminata a petrolio… Ma l’indomani avremmo dimenticato che l’elettricità è stata appena installata e ricominceremmo con fatica a caricare le lampade, a cambiare gli stoppini, a bruciarsi le dita sui vetri, a essere mal illuminati…
«Bisogna innanzi tutto decidersi in favore del proprio spirito e del proprio gusto. Poi bisogna prendersi il tempo, e il coraggio, d’esprimere tutto il proprio pensiero a proposito del soggetto scelto (e non conservare solo le espressioni che sembrano brillanti o caratteristiche). Infine, bisogna dire tutto semplicemente, fissandosi come scopo non la seduzione ma la convinzione.»

(1935) Continua a leggere “Francis Ponge, Proemi”