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Il nuovo ebook di formavera

È online formavera 8, l’ebook che raccoglie i materiali usciti tra settembre 2015 e luglio 2016, sfogliabile su ISSUU o scaricabile in formato PDF. Grafica e impaginazione dell’ebook sono state curate da Francesca Uguzzoni, che ringraziamo.

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Per scaricare l’ebook in PDF: formavera 8 – Massimalismo, grande opera, autore onnisciente

 

inediti

Francis Ponge, La vespa (prima parte)

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[Concluse le pubblicazioni dell’ultimo ciclo e in attesa di partire con il nuovo a gennaio, durante le feste natalizie riproporremo alcuni post usciti nel trimestre gennaio-marzo 2014]

Pubblichiamo la prima parte di un poemetto di Francis Ponge da “La rage de l’expression”, 1952, nella traduzione inedita di Francesca Ippoliti.

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à Jean-Paul Sartre
et Simone de Beauvoir

La vespa 

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Imenottero dal volo felino, agile – d’aspetto tigrato, del resto –, il cui corpo è molto più pesante di quello della zanzara e le ali relativamente più piccole ma vibranti e forse più potenti, la vespa vibra ogni secondo le vibrazioni necessarie alla mosca in posizione ultracritica (ad esempio per liberarsi dal miele o dalla carta moschicida).
Sembra vivere in uno stato di crisi permanente che la fa pericolosa. Una sorta di frenesia o di forsennatezza – che la fa brillante, ronzante, musicale come una corda strenuamente tesa, strenuamente vibrante e per questo bruciante o pungente, ciò che fa il suo contatto pericoloso.
Succhia con fervore e colpi di reni. Nella prugna viola o gialla, è uno spettacolo grandioso: un apparecchietto estirpatore altamente perfezionato, proprio ben rifinito. Inoltre non si tratta dell’origine del raggio d’oro che matura il frutto, ma dell’origine del raggio (d’oro e d’ombra) che si prende il risultato della maturazione.
Mielata, aprica; trasportatrice di miele, di zucchero, di sciroppo; ipocrita e idromelica. La vespa  sul bordo del piatto o della tazza lavata male (o del barattolo di marmellata): un’attrazione irresistibile. Che tenacia nel desiderio! Sono proprio fatte l’una per l’altra! Un vero magnetismo per lo zucchero.

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Analogia della vespa e del tram elettrico. Qualcosa di muto nel riposo e di canoro nell’azione. Qualcosa anche del treno ridotto, con prima e seconda, o piuttosto motrice e carrozza. E un filobus sfrigolante. Sfrigolante come una frittura, o una chimica (effervescente).
E se ti tocca, ti punge. Altro che uno choc meccanico: un contatto elettrico, una vibrazione velenosa. Ma il suo corpo è più molle – cioè insomma articolato più finemente – il suo volo più capriccioso, imprevisto, pericoloso del cammino rettilineo dei tram imposto dai binari.

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saggi

Relazione, ricerca, rischio. Sulla poesia contemporanea

Nicole Wermers, Infrastruktur (2015)

di Francesca Ippoliti

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La poesia dovrebbe dire qualcosa di più e qualcosa di meno di una storia privata. Di più, perché l’immersione nella contingenza autobiografica è una forma di difesa e non travalica il campo dell’informazione per raggiungere quello della necessità; di meno, perché la rinuncia al vissuto biografico – la rinuncia all’investimento dell’io, alla presa di posizione – è quasi sempre una via di fuga, una divagazione (in ogni caso, un’operazione intellettuale). Sia il ripiegamento spicciolo nell’autobiografia che il sistematico allontanamento da essa rappresentano un approccio schermato alla scrittura, privo di autenticità e di rischio. La stessa riflessione si potrebbe estendere all’uso degli oggetti in poesia, nominati per lo più come mezzo di ancoramento alla realtà da parte dell’io oppure come strumento di ricerca di una superiore oggettività che trascenda il soggetto scrivente o ancora come espressione dell’insignificanza e dello smarrimento; tale uso infatti, mentre in passato ha avuto una fortissima motivazione storica, oggi sempre più frequentemente assume i tratti dell’abuso, configurandosi come mero riempitivo. Continue reading “Relazione, ricerca, rischio. Sulla poesia contemporanea”