inediti

Franca Mancinelli, Sequenze

casentino 21.9.014.--

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Ecco il fiume che mi allarga lo sguardo, che mi attraversa la fronte. Lo aspetto ogni volta. So quando arriva dal diverso rumore che fanno le rotaie sul ponte. Accanto al sedile una piccola valigia. L’ho preparata sapendo di andare. Sospendendo un attimo i gesti che piegavano e riponevano ho deglutito allontanando il sapore, lasciando scorrere. Così fanno gli adulti, nascondono per proseguire.
Quel rettangolo racchiude il necessario per questi giorni: è il mio corredo funebre. Ho scelto ogni oggetto, ogni veste, in un tempo in cui ogni cosa si era fatta di pietra. Tutto voleva essere portato via, tutto voleva restare. E anch’io, in quella stanza, ancorata. Partendo con i muri che si spostavano lenti, tirati da corde invisibili.

Ora viaggio nel buio. Sto arrivando senza vedere cosa mi porta a te. So che stai andando oltre i confini del foglio, delle case, dei campi coltivati. È il tuo modo di venirmi incontro, mancando come un’acqua in cammino, diramando. Ti ho letto nel viso (come si tesseva al variare dei pensieri), guardando dal finestrino, finché c’era luce.

Non è solo preparare una valigia. È confezionarsi, vestirsi bene. Entrare nella taglia esatta della pena. Riservare a questo tanta cura. Gesti a una destinazione sola. Avvolti nell’abito delle grandi occasioni, calzando scarpe che non hanno mai premuto la terra, dormiremo nel centro dello sguardo, come neonati.

Accade nelle piccole stazioni, come la mia. Mentre siedi sui binari aspettando il treno ne passa sempre qualcuno che non si ferma. A volte un breve annuncio che ricorda la linea gialla da non superare, a volte soltanto un rumore sordo che si avvicina. La fenditura che si apre in pochi secondi dev’essere arginata subito con le mani che si aggrappano a qualcosa, gli occhi chiusi. Ci si stringe alla panca, agli oggetti che si hanno con sé, fino a che il treno trascorre al nostro fianco, con il tremore di qualcosa di enorme, che non ci è concesso, per cui dobbiamo ancora aspettare. Continua a leggere “Franca Mancinelli, Sequenze”