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Sabato 18 maggio avrà inizio un ciclo di incontri organizzati da formavera in collaborazione con il Circolo Arci Lavoro e Sport di Siena.
Verranno presentati il XIV Quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos 2019), in dialogo con tre dei sette autori inclusi (Pietro Cardelli, Carmen Gallo e Raimondo Iemma; modera Marco Villa), la recente ristampa di Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco (Lietocolle Pordenonelegge 2018; modera Francesca Santucci) e la raccolta Il libro delle cose di Fabio Donalisio (Aragno 2018; modera Daniela Gentile).
Alla Biblioteca Mario Luzi di Firenze, inoltre, i redattori di formavera leggeranno i loro testi, alternandosi con le improvvisazioni musicali di Giovanni Milani e Simone Braco.

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formavera. I testi dei redattori

Paul Butler 2

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“Non c’è cosa più vicina alla superbia dell’eccesso di umiltà.”
P. ALMODÓVAR

S. è una persona bassa e insignificante, il classico personaggio in cui non puoi immedesimarti. Crede fermamente nell’individualismo e sopravvive grazie a una forma di socialità parassitaria.

S. ti spia di sbieco dalla fessura della porta, dall’angolo cieco dello specchio, dalle proiezioni più sincere della tua autocoscienza; sta lì, dove l’hai dimenticato.

S. conosce tutte le debolezze una per una e le ha assegnate alle ombre che lo seguono, di sera, lungo le strade alberate. Le ombre si allungano a nord, se ne vanno e poi ritornano. Tutte le ombre sembrano perfettamente sovrapponibili.

Sui mezzi pubblici, S. sfiora le donne con il dorso della mano.

S. è un uomo che soffre di meteorismo. La parola meteorismo gli piace, e sente che lo rappresenta appieno. Sul balcone, immagina di gonfiarsi così tanto da diventare più leggero. La pancia è dura e ovale. Il vuoto è la sua forza. Spinto da un movimento interno si solleva fino all’altezza a cui pensa. Poi sparisce nel buio.

S. appare e scompare con lo sforzo addominale di una lucciola.

Quando S. scrive a mano, l’asse y del polso funziona meglio del suo asse x.

S. ha tracciato il perimetro di un quadrato intorno a sé. Mura invisibili che si alzano virtualmente all’infinito, abbozzi di reclusione accennati appena da un gesto con la mano, dall’eclissi di uno sguardo, definiscono lo spazio mentale entro cui S. si muove: anche se volesse, non potrebbe più uscirne.

S. mente a se stesso dal giorno in cui ha imparato ad accettarsi.

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Poesia nel Tubo – La redazione di formavera

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