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Franco Fortini, Cinque poesie

fortini (1)

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Il 28 novembre 1994 moriva Franco Fortini.

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E questo è il sonno

E questo è il sonno, edera nera, nostra
Corona: presto saremo beati
In una madre inesistente, schiuse
Nel buio le labbra sfinite, sepolti.

E quel che odi poi, non sai se ascolti
Da vie di neve in fuga un canto o un vento,

O è in te e dilaga e parla la sorgente
Cupa tua, l’onda vaga tua del niente.

(da Foglio di via, 1946, 1967)

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La gronda

Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave marcita
non la spezzano ancora.

Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto precipiti
irreparabilmente, quella volando via.

(da Una volta per sempre, 1963)

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Come si ritorna

Rammento quell’ultimo giorno
al cimitero di Torino, ecco tutto.
Per una informazione
attraverso la strada.
E se mi pare cada
verso Ivrea
l’oscurità di un temporale estivo
giù per Corso Giulio Cesare
e sull’acceleratore.
Non penso più a chi eri
né a chi sono.
Coi lampi nel tergicristallo
corro tra i campi d’erba medica
e la burrasca insensata –
la morte a lato verso oriente
l’occhio sulla riga gialla.

(da Questo muro, 1973) Continua a leggere “Franco Fortini, Cinque poesie”