saggi

«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /2

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di Pietro Cardelli

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Tua e di tutti (Lietocolle, 2014), seconda raccolta di Tommaso Di Dio, si presenta ad una prima lettura come un libro molto compatto, fedele a se stesso, necessaria ed inevitabile prosecuzione di Favole. A partire dalla dialettica soggetto/mondo, io/tutti, centrale anche nella prima opera del poeta, si assiste qui all’irruzione della vita1 in tutta la sua forza e, allo stesso tempo, fragilità. Per Tommaso Di Dio, infatti, la vita si definisce da un lato tramite la sua caratteristica contrapposizione tra la mutevole abbondanza del contingente e il nulla che vi sta al fondo, dall’altro come incessante e necessaria ricerca o scavo verso una risposta definitiva, quanto mai illusoria, di potersi riconoscere nel tutto indifferenziato che la contraddistingue. Tutte le poesie della raccolta si proporranno allora come esplicazione di questa significazione, approdando verso dopo verso – come già avveniva in piccola parte in Favole – a risposte e certezze prima sicure poi accantonate, dimostrando però come, forse, sia proprio questa inevitabile ricerca a darci il senso dell’esistere, a farci sentire parte – direbbe Luzi da una prospettiva religiosa – dell’«eterna compresenza del tutto».
Come già evidenziato nella prima parte del saggio, Tua e di tutti si apre con la messa in discussione delle sicurezze e degli approdi della prima raccolta: «la certezza non si dà / nelle mani mai»2. I mondi a cui il soggetto si era affidato, «con gli anni»3 non si riconoscono più, non si amano più. Nuovo punto di partenza, come lo era stato la rottura soggetto/mondo, mondo adulto/mondo giovanile in Favole, sarà necessario allora affidarsi alla vita nella sua multiformità e contingenza, ricercare davvero nei segni che si manifestano, negli atti e nei volti quotidiani che ci affiancano, quell’esperienza che possa dare significato alla vita particolare di chi parla, farlo sentire parte di un tutto che superi la sua condizione di fragilità e singolarità. Si scrive giustamente in quarta di copertina: Continua a leggere “«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /2”

saggi

«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /1

Egon Schele, Fanciulla in ginocchio (1917)

di Pietro Cardelli

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Favole (Transeuropa, 2009) e Tua e di tutti (Lietocolle, 2014), prime due raccolte di poesie di Tommaso Di Dio, costruiscono l’evolversi di una complessa e mai placata dialettica tra il soggetto dei testi – prima persona singolare o plurale – e la vita reale, intesa come totalità frammentaria nella quale riconoscersi, ricercando nelle cose, nelle persone e negli oggetti che la compongono quei segni e quegli atti che, marcando davvero l’esperienza, possano garantire all’io lirico l’unica vera certezza che chiede: la certezza d’esistere e di far parte di una totalità e di una significazione più ampia di quella delineata dalla ineluttabile condizione di «corpi finiti» in cui si riconosce1.

Favole, plaquette di quattordici brevi testi, si presenta da un lato come presa di consapevolezza di una frattura avvenuta tra soggetto e mondo, dall’altro come costante e inconcludente ricerca di un gesto, un atto, un segno, che garantisca l’esperienza, e quindi la testimonianza di non essere solo «corpi finiti» ma qualcosa di più, uomini facenti parte di un tutti, di una vita che possa essere riconoscimento e collettività. Fondamentale è il fatto che, nella poetica di Di Dio, questa ricerca sempre sviluppata e mai conclusa ha la sua origine proprio dalla frattura iniziale sopra descritta. La rottura del rapporto uomo-natura, e quindi del riconoscimento del soggetto nella vitalità del tutto, funge così da punto di slancio per quel processo di scavo e ricerca che è la vera costante delle prime due raccolte del giovane poeta. Continua a leggere “«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /1”