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Debora Greger, Ricordi dell’era atomica

Hanford Site

Pubblichiamo due testi di Debora Greger da Figlia d’Adamo, nota critica di Piera Mattei e nota scientifica di Augusto Marcelli, Gattomerlino, Roma 2012. Ringraziamo l’autrice per la concessione. 

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Il paesaggio della memoria
Richland, Washington

Sono cresciuta in un deserto. Un deserto di ritorno, di seconda nascita: i primi coloni, allevatori e coltivatori, furono costretti dal governo a partire negli anni quaranta, per dare posto al più grande segreto bellico, la costruzione della centrale atomica di Hanford. La centrale, benché neppure chi ci lavorava lo sapesse allora, fabbricò il plutonio per la bomba sganciata su Nagasaki. La squadra del liceo si chiamava “The Bombers”. Intorno al sigillo della scuola c’era una nuvola a fungo.
Mio padre si occupava della sicurezza. Non sapevo cosa facesse per vivere. Sapevo solo che prendeva l’autobus per andare nel deserto ogni giorno, come ogni altro padre che conoscevo. A cena ci avrebbe talvolta raccontato cosa aveva visto nella sua trasferta di quaranta miglia: conigli, cervi, lupi delle praterie, capre inselvatichite. D’inverno le capre si riparavano lungo un terrapieno rimasto lì dove c’era stato un agglomerato urbano, quegli argini di cemento essendo troppo spessi per essere demoliti. Forse lui ci parlava di queste cose perché non gli era consentito parlare del suo lavoro.
Sono cresciuta nel vento. Vento nei pioppi neri della cinta intorno, quindi dentro le pareti della casa o a riempire i vestiti, portando sabbia. Amaranti arrotolati e trasportati dal vento, giù per strade che avevano il nome di ingegneri militari defunti, su lungo quelle con il nome di alberi di un mondo più verde. Continua a leggere “Debora Greger, Ricordi dell’era atomica”