editi

Robert Desnos, canzoniere amoroso /2

Man Ray, Explosante-Fixe (1934)

La seconda parte della serie di traduzioni di Jacopo Rasmi da Les Ténèbres di Robert Desnos. Qui la prima parte.

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II. All’infinito

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Morirci o bella scintilla morirci
Vedere le nubi sciogliersi come neve o eco
Origini del sole e del candore, povere in canna
Non morire ancora e vedere l’ombra durare
Nascere con il fuoco e non morire
Stringere e baciare il cielo folle, amore fugace
Guadagnare le vette abbandonare il margine
E chi sa scoprire ciò che amo
Omettere di trasmettere il mio nome agli anni
Ridere alle ore di tempesta dormire ai piedi d’un pino
Grazie alle stelle simile ad una cifra
E morire ciò che amo a fianco delle fiamme.

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II. Infinitif

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Y mourir ô belle flammèche y mourir
voir les nuages fondre comme la neige et l’écho
origines du soleil et du blanc pauvres comme Job
ne pas mourir encore et voir durer l’ombre
naître avec le feu et ne pas mourir
étreindre et embrasser amour fugace le ciel mat
gagner les hauteurs abandonner le bord
et qui sait découvrir ce que j’aime
omettre de transmettre mon nom aux années
rire aux heures orageuses dormir au pied d’un pin
grâce aux étoiles semblables à un numéro
et mourir ce que j’aime au bord des flammes. Continua a leggere “Robert Desnos, canzoniere amoroso /2”

inediti

Robert Desnos, canzoniere amoroso /1

Camille Blatrix, La lettre d'Alison pour Victor (2013)

Nel corso di questo trimestre proporremo un ciclo di traduzioni di Jacopo Rasmi da Les Ténèbres (1927, poi in Corps et biens, 1930) di Robert Desnos. Ad aprire questa prima uscita una nota di presentazione del traduttore.

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Poesia dell’improprio

La poesia amorosa è un’esperienza originaria, nella nostra tradizione almeno (insieme alla poesia liturgica). E poesia, amore e dio rappresentano i punti cardinali e indifferenti che circoscrivono il luogo decisivo e innominabile in cui il dettato è urgente. Tant’è che si potrebbe (con un briciolo di provocazione) affermare che ogni poesia è poesia d’amore. E ogni intuizione di Dio balugina da un innamoramento, si enuncia nella mistica d’un’ispirazione poetica.

Al fondo di questo spazio inconoscibile e venerando, brilla la stella polare d’ogni scrittura: il desiderio. Il desiderio come potenza della lingua e la lingua come condizione di possibilità del desiderio: la poesia amorosa esprime con perentorietà questa mutualità d’indistinzione (desiderio come verità della lingua e lingua come verità del desiderio). La condizione desiderante è innanzitutto bisogno impellente e vivo di cercare espressione e l’assenza di desiderio è inappetenza comunicativa, silenzio. Desiderare ci induce a parlare. A un parlare ignoto, ancora da scoprirsi perché ogni parola anteriore cade in una condizione d’insufficienza o d’estraneità. Alla singolarità imprevedibile d’ogni evento d’amore non conviene la lingua di d’ogni giorno. Ogni desiderio si detta in un codice segreto, inconfessabile, inventa una lingua.

La lingua si rivela così a sé stessa, nella propria indeterminatezza già sempre determinabile. È un vuoto silente colmo di moto vorticoso, popolato da una folla di fantasmi. È la patria dell’improprietà e solo in quanto tale può farsi espressione di desiderio. Solo se custodita nel suo carattere inattuale, può rendere linguisticamente attuabile il desiderio. Ed è, per lo più, il desiderio stesso che rammenta ciò, questo oblio indimenticabile, alla lingua. In questa lingua dell’improprio, la realtà si dichiara allucinazione palpitante o nulla. Che della realtà non si diano proprietà, che non ci sia realismo, è l’evidenza inoppugnabile che serba in cuore chiunque abbia mai fatto esperienza di amore e di poesia.

Ogni discorso amoroso è dunque surrealista: espropria il reale del suo (supposto) ordine. Sgretola le gerarchie, le partizioni ed i significati. E il surrealista Desnos sembra mettere a punto i suoi versi più nitidi e magnetici proprio allo scoccare del canzoniere amoroso, Les Tenèbres. In questa sua lingua desiderante o desiderio parlante alcuna cosa resiste al gioco, nulla si trincera in un suo proprio monumentale e inflessibile. Il mondo è una terra di ombre: le cose non sono, le cose compaiono. Il poeta resuscita, i suoi ordini domano il tifone, le stelle discorrono in poesia: nella tenebra non c’è che un mode d’emploi, il sogno. Continua a leggere “Robert Desnos, canzoniere amoroso /1”