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This be the verse. Una conversazione fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli /3

Mario Merz - Le case girano intorno a noi o noi giriamo intorno alle case

La terza parte della conversazione online sulla poesia fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli. Le domande sono a cura di Claudia Crocco.  Qui e qui le parti precedenti.

3.

CC: Mettere in scacco la capacità umana di generare senso; rivelare la dialettica dell’individualismo contemporaneo; lasciar parlar l’io come se fosse un altro, solo uno fra i tanti: dai vostri interventi emergono idee della poesia nelle quali c’è una tensione etica, mi pare. La letteratura è un modo per instaurare una ricerca di senso nel lettore ( o nell’autore?), per attivare un moto verso la conoscenza.
Come conciliate questo (sempre che sia vero) con la necessità di gestire un’immagine, di impersonarla, insomma di partecipare in qualche modo al rumoroso pubblico della poesia che conosciamo? Avvertite una frattura o meno? E come la risolvete?

GM: Vorrei partire da un’idea che si trova in un’intervista a Foucault e che forse fraintendo: la scrittura autentica, dice Foucault, è la morte degli altri; scrivere vuol dire uscire dalla parola parlata, che è necessariamente sociale, facendo come se gli altri non ci fossero, come se fossero già morti. Se il primo significato di questa idea è tutto interno all’opera di Foucault (i suoi libri nascono dal gesto dell’anatomista che seziona il cadavere di una pratica, di un discorso o di un’epoca), la formula ha un valore più ampio e invita a riflettere sulla scrittura in sé. Secondo me, la letteratura dovrebbe agire come se l’immagine interna degli altri, le aspettative che gli interlocutori proiettano su di noi, il desiderio di riconoscimento non esistessero. La letteratura davvero profonda è intimamente antisociale perché ogni vita sociale è in ultima analisi impropria, inautentica, si regge su una serie di luoghi comuni che restano sulla superficie o sono falsi, ma che servono agli esseri umani per vivere insieme e credere collettivamente in qualcosa, mentre la letteratura ha il compito di dire la verità, e la verità non aggrega né rassicura. In questo senso la vita pubblica della letteratura è sempre problematica. Continua a leggere “This be the verse. Una conversazione fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli /3”

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This be the verse. Una conversazione fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli /1

Joseph Kosuth - Words Are Deeds

Esce oggi la prima parte di una conversazione online sulla poesia fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli. Le domande sono a cura di Claudia Crocco.

1.

CC: Prima di iniziare questa conversazione, ho cercato e letto alcune delle vostre interviste già uscite online. Spesso vi è stato chiesto come e perché abbiate iniziato a scrivere, dunque non ripeterò questa domanda. Mi interessa sapere, piuttosto, come mai vi siete avvicinati proprio a questo genere letterario e non ad altri. Perché avete scelto il verso (o un particolare tipo di prosa, nel caso di Gherardo)?
Ogni genere letterario ha una sua logica interna, che ovviamente non esiste in modo fisso e atemporale, bensì è il risultato di una stratificazione di opere e di discorsi critici (ed estetici). Quando si sceglie un genere letterario, dunque, si aderisce a un modo peculiare di enunciare la realtà. Ma vale anche il discorso inverso: alcune forme possono essere scelte  per sovvertirne la logica interna. La storia della poesia del Novecento è ricca di casi di questo tipo. Da qui la mia domanda.

GH: La scrittura in prosa breve o addirittura in microprosa (sintagmi, frasi, nomi, parole) è stata il risultato di un percorso abbastanza lineare dalla narrazione alla scrittura on line. Il tutto avviene tra la fine degli anni ’90, quando cercavo una mia via a partire essenzialmente da Calvino e dalla dimensione “saggistica” di autori disparati come Musil o il Sanguineti poeta degli anni ’70 (faccio nomi a caso, in verità, dato che in effetti dovrei citare almeno anche Sollers, Balestrini dalla combinatoria alle lasse di Vogliamo tutto e de Gli Invisibili, Perec, Nicholson Baker e così via), e la prima metà degli anni 2000, quando faccio le prime prove con gli ipertesti e poi scopro il blog come forma generale di testo on line. Continua a leggere “This be the verse. Una conversazione fra Gherardo Bortolotti, Simone Burratti, Guido Mazzoni e Marco Simonelli /1”

saggi

«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /2

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di Pietro Cardelli

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Tua e di tutti (Lietocolle, 2014), seconda raccolta di Tommaso Di Dio, si presenta ad una prima lettura come un libro molto compatto, fedele a se stesso, necessaria ed inevitabile prosecuzione di Favole. A partire dalla dialettica soggetto/mondo, io/tutti, centrale anche nella prima opera del poeta, si assiste qui all’irruzione della vita1 in tutta la sua forza e, allo stesso tempo, fragilità. Per Tommaso Di Dio, infatti, la vita si definisce da un lato tramite la sua caratteristica contrapposizione tra la mutevole abbondanza del contingente e il nulla che vi sta al fondo, dall’altro come incessante e necessaria ricerca o scavo verso una risposta definitiva, quanto mai illusoria, di potersi riconoscere nel tutto indifferenziato che la contraddistingue. Tutte le poesie della raccolta si proporranno allora come esplicazione di questa significazione, approdando verso dopo verso – come già avveniva in piccola parte in Favole – a risposte e certezze prima sicure poi accantonate, dimostrando però come, forse, sia proprio questa inevitabile ricerca a darci il senso dell’esistere, a farci sentire parte – direbbe Luzi da una prospettiva religiosa – dell’«eterna compresenza del tutto».
Come già evidenziato nella prima parte del saggio, Tua e di tutti si apre con la messa in discussione delle sicurezze e degli approdi della prima raccolta: «la certezza non si dà / nelle mani mai»2. I mondi a cui il soggetto si era affidato, «con gli anni»3 non si riconoscono più, non si amano più. Nuovo punto di partenza, come lo era stato la rottura soggetto/mondo, mondo adulto/mondo giovanile in Favole, sarà necessario allora affidarsi alla vita nella sua multiformità e contingenza, ricercare davvero nei segni che si manifestano, negli atti e nei volti quotidiani che ci affiancano, quell’esperienza che possa dare significato alla vita particolare di chi parla, farlo sentire parte di un tutto che superi la sua condizione di fragilità e singolarità. Si scrive giustamente in quarta di copertina: Continua a leggere “«La ricerca dell’esperienza»: un percorso nella poesia di Tommaso Di Dio /2”