inediti

Marco Malvestio, Quattro poesie

Willem Claesz, Still life with crabs, grapes, peaches and figs

Pubblichiamo quattro poesie di Marco Malvestio, con una nota dell’autore.

*

*

Oh how awfully uniform, once one translates them
out of your private lingos of expression, all your sorrows are
and how awfully well I know them”

Calibano al pubblico, The Sea and the Mirror

Il buio calava
presto, in quei giorni, il freddo
per cui stridevano le strade.

Un mondo ostile si affollava fuori,
facce indistinte nell’oscurità.

L’esorcismo ingenuo di un abbraccio,
e la lampada, l’eterna lampada.

E persino a quella distanza
mai così breve tra noi due,
quel momento che si crede il più lontano
da ogni solitudine e paura,

ecco che a te, che a me
stesso ho saputo mentire,
alle tue piccole mani,
* * * * * * * * * * * * ai tuoi piccoli denti,

a ogni sforzo fatto per amarmi,
per proteggermi e capirmi,

al tuo corpo bianco che in due palmi
si raccoglie, e che non si era sciolto
ad altri.

Preferirei diventare un nome
che suoni a vuoto, o un cumulo
di abiti smessi, e non potere
essere interrogato mai più dai passanti
su di te, su di me, sulla vergogna,

subire un castigo che abbia un volto,

e non galleggiare nella certezza
che invece non seguirà mai,
e dunque nemmeno catarsi, perdono,
che quanto ho fatto non è che un anello
ulteriore in un’insensata
catena di dispiaceri,
di delusioni, di disastri.

Ma la sciocca vanità di queste
parole brillanti, a cosa,
se non a svilirti…? Continua a leggere “Marco Malvestio, Quattro poesie”