Carola Borys – Testi d’occasione

Mentre tutto va a fanculo (il concetto di tragico)

Mentre tutto va a fanculo, temporeggio nel limbo caotico che ho creato e non piango più: stare male è scocciante, e se dovessi agire seguendo il cuore – quel nucleo odioso dal cinismo sbrigativo, l’io dialettale mostro di noncuranza, il sollievo per essermi sbarazzata del fastidio il più in fretta possibile, il compiacimento per aver fottuto anche questa volta e non essermi lasciata fottere. Invece sono ancora qui, tutto sommato stabile. Sto cercando di coltivare una sensibilità, e ho bisogno di essere razionale fino al midollo. Convoco il concetto di tragico. Mi dico: guarda com’è tragico

Non è scudificazione, funzione protettiva della coscienza, devo anzi proteggermi da questo – il gesto canzonatorio di mia madre, un gesto che liquida il sentimento con soddisfazione (N.B. non lo domina, non lo reifica, lo liquida) – è un gesto che conosco e che mi attraversa: in questo gesto disinvolto ci sono millenni di dominazione dell’uomo sull’uomo, la rivalsa grottesca di chi è infelice e adesso è me, è l’isolamento della provincia dell’impero in cui il sabato sera si spingono i cassonetti giù dalla scogliera

Per sempre l’incoscienza e quel riflesso di non mi rompete i coglioni che ti governano – e devi solo dire sì, di’ di sì, e anche oggi avremo saltato la scuola scappando in motorino, costruiamo i nostri affetti dividendo questo vuoto, nascondiamoci in piazzetta, c’è una panchina, dovrebbe arrivare qualcuno tra un po’ a portarci il fumo.

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La produzione

Bisogna arrendersi a quei giorni di inattività che il corpo ci prescrive con violenza, quando al mattino le azioni minime occupano un tempo infinito e lo sforzo assurdo di lavare un piatto blocca per sempre il pensiero sul divano. La spiegazione biologica della resistenza all’operosità deve esistere, deve esistere perché altrimenti dove. La realtà sei tu a ogni risveglio e devo vederti trasfigurato se voglio continuare, devi vedermi totalmente sovrapposta a qualcosa.

È ormai chiara l’ingiunzione a desistere. L’angoscia è l’imballaggio di ogni sistematizzazione e le cose sono più semplici di come appaiono. Scatenarsi contro se stessi è inopportuno, ci si abbandona un po’ di giorni e poi ci riprovi. Accetta di buttare il tempo senza riscattarlo. Accetta di non chiedere se posso giocare con voi. Non mostrarti, eludi le domande. Le relazioni si disgregheranno dall’interno e lascerai tutti col dubbio sulla motivazione.

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L’oggetto

Tu a me:

C’è qualcosa di arido e stanco, inscrittibile e universale, qualcosa che ti viene rimproverato.
È il metodo che ti interessa (l’unica sessualità che ti viene bene).
Stai cambiando rapidamente: adesso è l’ironia che marca la certezza della comunicazione.
Niente è contraddittorio nella tua mente, ma quando vieni al mondo e ne ridi – allora mi capisci, insieme potremo struggerci.

Sembrava quasi fatta: con quanta cura, con quanto amore, le persone individuate si piegarono verso di te, insegnandoti a parlare.

e io a te!

L’oggetto è sempre misero, ma i tuoi discorsi lo meravigliano, lo rendono meraviglioso. Io amo i tuoi discorsi e non l’oggetto. L’oggetto è solo un posto – e come puoi permettere che sappiano dove sono. O forse il discorso è la mia mancanza e lo contornerò per sempre, così come tu fai quando l’oggetto è questo centro, tu dotato di linguaggio. O forse sto ruotando

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L’amore adolescenziale

Ho comprato questa maglietta, la più brutta del negozio, per la sua pacchiana condensazione di elementi tipici della moda del mio tempo. Mi chiedo se l’ideatore di questa maglietta mi tenesse presente nel suo target, sogno di no, e l’improbabilità costruita del mio acquisto che diventa realtà mi lascia una soddisfazione da piccola ribelle.

Le ragazze, entità instabili, mi spaventano. Urlano: «Voglio fare sesso!» con le mani ai capelli, vorticano su se stesse e scappano fuori. Tornano, impazziscono, corrono dalle loro madri.
Io qui quieta con la maglietta osservo queste dinamiche insieme al mio amore quieto.

Allora era vero quel che dicevano, che è solo risarcimento (io ripago il tuo debito e tu il mio), che al mondo ci orientarono carezze mancate, che ci lega l’odio del rifiuto comune.
Ma il lavoro quotidiano ci emancipa dalla contingenza, e quando da storia diventi natura posso legiferare sul passato e, bambina, bambino ti avrei amato, radiante d’individualità ceduta, e ogni altro corpo non sarebbe esistito, sarei stata lo scudo…

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Benjamin

Come immagino l’inimmaginabile, come immagino che le cose irrinunciabili possano sopravvivere – essere rinunciate – nel momento che comunque non verrà. Come posso essere eticamente credibile non cadendo in rovina.

(forse non era ribellione, ma il sentirsi trascinati da sempre nella debolezza che la materia organica manifesta ogni volta che il desiderio di vita degli altri la sottomette, la buca)

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Per scaricare l’inedito in PDF: Carola Borys, Testi d’occasione

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Immagine: Cy Twombly, Fifty Days at Iliam: The Fire that Consumes All before It.,1978.

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